Trans-Human Express - Lukha B. Kremo

sabato 13 aprile 2013






“Il Presidente degli Stati Uniti d’America perse i sensi una mattina di fine luglio. Si trovava nello Studio Ovale e l’aria era piacevolmente climatizzata. Percepì un formicolio alla testa, le braccia gli si rammollirono finché non si sentì un fantoccio di marzapane. Intorno a lui due stagisti stavano armeggiando con i propri eyestop. Si tolsero i pc dagli occhi per vederlo accasciarsi. La Casa Bianca si chiuse nel nero di uno sfumato cinematografico. L’ultima cosa che vide fu la E della tastiera. End.”

Con questo emozionante incipit Lukha B. Kremo ci getta nelle intricate, labirintiche, vertiginose vicende di questo suo nuovo romanzo, “Trans-Human Express”, uscito nell’ottobre 2012 per Kipple Officina Libraria, casa editrice di cui è il fondatore.

E’ un romanzo in cui la fantascienza è usata per indagare alcune ossessioni  tutte contemporanee: la paura della fine del mondo, con relative guerre atomiche,  catastrofi climatiche e pericolosi asteroidi in rotta di collisione con la Terra,  le intelligenze artificiali, con il relativo timore umano di essere soverchiati da esse, l’enorme diffusione dell’informatica, le tensioni sociali espresse dai movimenti anarco – insurrezionalisti, l’incapacità della classe politica nel gestire tutto questo coacervo di contraddizioni.

Lo svenimento del presidente degli Stati Uniti è il primo atto di una serie di eventi che getteranno il mondo nel caos, primo sintomo di quell’epidemia che colpisce i potenti della terra, che cominciano a veicolare comportamenti strani: dal premier russo che diventa un predicatore cristiano, al Presidente cinese che, sebbene ottantenne, scopre una passione per la ginnastica, dal primo ministro giapponese che si ritrova a essere un patito del cibo fino a mettere in pericolo la stessa sicurezza del suo paese,   al Presidente degli Stati Uniti d’America, appunto, che diventa il  frontman di un gruppo punk,  eccetera. Su questa epidemia comincia a indagare Luke Pitagora, ex detective del FBI, coadiuvato da un androide e da una misteriosa figura femminile.  Ciò che scopriranno, aiutati da una hacker sui generis,  legherà in maniera sorprendente  il passato,  anche remoto,  dell’umanità a questi scenari futuri (il romanzo è ambientato intorno al 2070).

La scrittura è affascinante, la trama labirintica è avvincente, e il romanzo si rivela un ottimo esempio di un genere, la fantascienza, troppo spesso ingiustamente relegato al rango di sottoprodotto letterario. Quello che colpisce nel romanzo è la sua ricchezza, la sua densità, in un vertiginoso susseguirsi di eventi esso procede con sicurezza verso l’esito finale in cui tutti i nodi si sciolgono.

Il romanzo s’inserisce in quel filone di letteratura catastrofista che in Italia ha Sergio  Alan D. Altieri come nume tutelare ma il tema inquietante viene svolto con una certa dose d’ ironia. L’ironia non impedisce alla trama di vivere alcuni momenti altamente drammatici, in cui il pathos si mescola con la suspense a creare interessanti climax emotivi. La follia dei potenti della terra ha aspetti farseschi, comici ma i suoi effetti sono tragici: tanto da gettare il mondo nel caos, in quella che si rivelerà essere la peggiore crisi globale della sua storia.

Questa contraddizione rende il romanzo elettrizzante, e a ciò contribuisce anche lo stile di scrittura, effervescente, rapido come un videoclip, tagliente, sospeso com’è fra l’ironico e il tragico. L’insieme risulta curato nei minimi dettagli per ricreare questo mondo futuro in cui le intelligenze artificiali hanno raggiunto un immenso sviluppo, e la biologia si scopre connessa con la tecnologia (lo stesso Luke Pitagora  è dotato di un cervello sintetico, denominato Esobrain, che si aggiunge a quello naturale).  La sensazione è che dietro questo romanzo ci sia un enorme lavoro di documentazione e un’attenzione spasmodica al dettaglio. Ogni personaggio è presentato da poche efficaci righe, estratte da un’ipotetica enciclopedia,  in perfetto stile Wikipedia. Unico limite: alcune spiegazioni di congegni o paradossi fantascientifici sono davvero cervellotiche, ma nel complesso delle quasi 250 pagine del romanzo esse hanno un impatto del tutto trascurabile.

 Per inciso “Trans-Human Express” è risultato finalista al Premio Urania (dove si è poi piazzato al secondo posto) e  al Premio Italia (il cui verdetto si saprà a fine maggio), e si è classificato al secondo posto anche al Premio Cassiopea.

 Lukha B. Kremo aderisce a un movimento letterario, il Connettivismo, creato nel 2004 da Giovanni De Matteo, Sandro Battisti e Marco Milani. Così “Trans-Human Express” è il tentativo di realizzare un tipo di letteratura altamente originale, in cui la fantascienza è usata come eccitante di una fantasia che non vuole limiti, in perfetto stile connettivista.





5 commenti:

kipple officina libraria ha detto...

Ottima recensione, in parte in linea con altre. Interessante il fatto che sia scritta da una persona che non ama in modo particolare la fantascienza come genere a sé e quindi sia un buon rappresentante del lettore onnivoro.

mariadambra ha detto...

La buona fantascienza è sempre "veggente", gli scrittori aprono una porta tra le varie dimensioni che nella "realtà" quotidiana solo in sogno riusciamo a varcare. La tua recensione, come sempre accade, è un invito alla lettura che non si può ignorare, il libro sembra davvero molto interessante...

Certo sarebbe bello poter usufruire di Esobrain da collocare qua e là, perfino certi nostri politici potrebbero diventare più intelligenti (mmm mi sa che questa è proprio fantascienza!)
un abbraccio

Ettore Fobo ha detto...

Sì, i bravi scrittori di fantascienza sono veggenti, e il loro sguardo incantato, o più spesso disincantato, ci è necessario oggi più che mai, in un’epoca che ha smarrito le coordinate del proprio futuro, perché tutto accade troppo velocemente e si consuma in fretta.
Grazie Maria, un caro saluto.

diogene senza l'anima? ha detto...

Sembra molto interessante. Non conosco quasi per niente le opere di Lukha B. Kremo nè in generale quelle degli altri autori connettivisti. Lessi qualche anno fa un racconto del Kremo, mi piacque, lo trovai visionario al punto giusto e molto ben scritto.

Sono molti anni che non bazzico la fantascienza, ma da adolescente ero un autentico divoratore di fantascienza, divoravo i classici della fs degli anni '50 '60 '70 collezionati da mio padre in edizione Urania. Asimov, Bradbury, Heinlein, Fritz Leiber, altri di cui non ricordo il nome, perfino qualcosa di Philip Dick, che è l'autore più recente che ho letto, penso. divoravo questi libri con la stessa fame insaziabile di Fantastico con cui da bambino divoravo libri come la storia infinita o Momo.
Mi colpiva, oltre alla dimensione spesso avventurosa e epica, soprattutto la capacità dei migliori autori di fs di ribaltare prospettive, randere immaginabili e perfino plausibili cose apparentemente impossibili, e inoltre la capacità profetica di questi scrittori.

Forse dovrei provare ad affrontare Cyberpunk e Connettivismo, vista questa mia passata passione per la fs classica, se non altro per la curiosità di vedere come si è evoluto il genere.

So molto poco del connettivismo. Dall'idea (vaga, devo dire) che mi sono fatto quello che mi viene da dire è che, se da una parte io non posso certo dire di condividere questa passione per il futuro e per il futuribile, d'altro canto ciò che invece trovo interessante è questo - da quello che ho capito - tentativo sicuramente interessante di commistione del futuribile con l'antico, in una dimensione quasi atemporale in cui qualsiasi epoca, esattamente come qualsiasi epoca immaginabile, possono essere vive, presenti, influenti sul presente.

questa almeno è l'impressione che mi sono fatto, sulla base di pochi elementi.

Approfondirò.

Ettore Fobo ha detto...

@ Diogene

Il Connettivismo è una realtà molto viva, molto variegata, con tante anime. E’ qualcosa che si sta definendo negli anni. Penso che tu ne abbia colto un aspetto, quando lo definisci: “tentativo sicuramente interessante di commistione del futuribile con l'antico, in una dimensione quasi atemporale in cui qualsiasi epoca, esattamente come qualsiasi epoca immaginabile, possono essere vive, presenti, influenti sul presente.”
Della letteratura connettivista ammiro anche la poesia, interessantissima fusione di scienza, cultura umanista, steampunk, esoterismo, cyberpunk, eccetera.
Anch’io ho avuto una passione per la letteratura fantastica in giovanissima età. Poi la cosa è gradualmente scemata, ma ogni tanto leggo romanzi di fantascienza, soprattutto Dick, che trovo geniale, o Stanislaw Lem, Ballard, etc, ma anche autori meno noti.
Ogni tanto mi piace avventurarmi in questo genere, perché riserva delle soprese. Oltretutto penso che per scrivere fantascienza sia necessario documentarsi parecchio, è una cosa che non si può improvvisare.